“Ticino Management Donna”, edizione No. 66, maggio/agosto 2016
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Le Deci Lune: Ventunesima in Svizzera, prima in Canton Ticino: la Casa Maternità e Nascita lediecilune è stata ufficialmente inaugurata. Abbiamo partecipato alla cerimonia raccogliendo impressioni e testimonianze

Uno spazioso appartamento a Lugano, in zona Besso, sobrio e luminoso, è la sede della Casa della nascita. Si tratta di una struttura in cui le donne che lo desiderino possono partorire, in alternativa al ricovero ospedaliero o al parto a domicilio, seguite da esperte levatrici, in modo naturale, nel rispetto della fisiologia, dei tempi e le esigenze loro e del bambino, senza l’uso di sostanze chimiche o strumenti. Dopo il parto è concesso alla mamma (o alla coppia) e al neonato tutto il tempo necessario per vivere appieno il momento magico e emozionante dei primi contatti e anche per favorire l’allattamento. La ‘sala parto’ è un’accogliente camera da letto; la stanza attigua è destinata ad accogliere la puerpera (e il suo compagno) per le 24 ore successive al parto (durante le quali sarà assistita e nutrita), e altri locali sono adibiti a studio per le periodiche consultazioni, a spazio comune per corsi e incontri, e a sede dell’Associazione Nascere Bene Ticino (ANBT www.nascerebene.ch), che ha sostenuto la creazione della Casa, la promuove, e organizza, in collaborazione con le levatrici, gli incontri settimanali post-parto ‘Da mamma a mamma’.
Alcune delle donne che hanno partorito qui sono presenti all’inaugurazione con i loro bambini. Mamma Cristina mostra con fierezza Roberto, il suo secondogenito, nato a lediecilune. «La mia prima bambina è nata in ospedale», spiega, «e visto che la prima esperienza è andata molto bene, mi sentivo abbastanza forte da volere un parto che fosse più possibile naturale ». È felice di aver partorito alla Casa della nascita: «In particolare, la cosa che ho apprezzato di più è stata quella di essere seguita per tutta la gravidanza, durante il parto e nel periodo successivo dalla stessa persona, una levatrice qualificata ed esperta, con la quale si è instaurato un rapporto molto forte di fiducia e stima reciproca». Anche Olivia ha partorito il suo secondo bambino, Tobia, qui in via Canevascini 4. Il suo primo figlio era nato in una struttura del genere, ma negli Stati Uniti. Rovesciando la prospettiva abituale che vede le donne timorose di partorire in un luogo dove non ci sia la presenza di un medico, Olivia afferma: «Mi sentivo molto più tranquilla fuori da una struttura ospedaliera, in cui avrei avuto l’impressione di avere meno facoltà di decidere. L’idea di trovarmi in un ospedale e di dover lottare, in un momento tanto delicato, per vedere rispettate le mie scelte, mi faceva molta più paura». Paura e dolore sono due parole ricorrenti quando si parla di parto. I condizionamenti culturali sono massicci, e in generale si è portati a vedere una partoriente come qualcuno di debole, spaventato, incapace di decidere, che necessiti del sostegno di diverse persone. «Scegliere di partorire in una casa della nascita significa vedere le cose sotto un altro punto di vista, in una prospettiva diversa, e focalizzarsi sul proprio potere anziché sulla propria debolezza», afferma Anna Fossati, una delle tre levatrici che lavorano alla Casa. «Ma le donne devono prendere visione del luogo e sentire se questa soluzione fa davvero per loro. Devono essere convinte al 100% di quello che fanno. La decisione spetta a loro, gran parte del lavoro spetta a loro e nessuno può prendere questa decisione al loro posto». Un lavoro di enorme responsabilità, quello della levatrice, ma ricco di soddisfazioni che poche altre professioni garantiscono. «Qualcosa di importante di cui occuparsi nella vita è la vita stessa!» sintetizza così Giovanna Quadri, seconda levatrice (ogni donna è infatti assistita da due levatrici), anche lei nell’organico della Casa fin dalla sua apertura. La terza levatrice di stanza presso lediecilune è Maike Hofstede, 28 anni. Ha lavorato due anni e mezzo a Zurigo, in una casa della nascita esistente da 25 anni dove sono attive una quindicina di levatrici. A differenza delle due colleghe, non è mai stata in servizio presso un ospedale, per una precisa scelta: «La mia esperienza in ospedale si limita al periodo della formazione, a Ginevra. Ma sentivo che le procedure ospedaliere non erano in sintonia con quello che per me doveva essere l’accoglienza di una nuova vita, e ho deciso di svolgere il mio lavoro là dove potevo farlo nel modo che fosse più consono alla mia sensibilità». Comunque, le levatrici della Casa collaborano regolarmente con i medici (ginecologi e pediatri) e altre figure professionali e hanno stipulato un accordo con l’Ospedale Civico di Lugano che è informato ad ogni parto e accoglie le partorienti nel caso in cui insorgano problemi. Le prestazioni delle levatrici sono interamente rimborsate dalle casse malati secondo LAMal. Delta Geiler Caroli, dell’Associazione Nascere Bene Ticino, esprime il suo auspicio: «Ci tengo che non esista solo una casa della nascita, ma che sia sempre più diffusa la possibilità di avere un parto fisiologico negli ospedali in settori gestiti da levatrici». Il suo sogno si sta avverando: da marzo, all’Ospedale Civico di Lugano, è in funzione un reparto del genere.
La fondatrice di ANBT continua: «Ormai chiare evidenze scientifiche dimostrano che nei casi normali il parto fisiologico non medicalizzato è sicuro quanto quello ospedaliero convenzionale. Inoltre favorisce un miglior sviluppo del sistema immunitario del bambino, che lo aiuterà anche da adulto a combattere varie malattie infettive o non trasmissibili. Nascere con un parto più dolce possibile significa meno trauma, più fiducia nella vita e maggiore capacità di amare. La sfida del XXI secolo è che più persone possibile siano capaci di amare se stessi, gli altri e l’ambiente in cui vivono. Nascere con un parto naturale non basterà, ma è sicuramente un primo passo».

Anna Martano Grigorov