Dopo aver vissuto sia l’esperienza di un parto in ospedale, sia in casa, mi sono reso conto di quanta mal informazione ci sia a riguardo.

La prima reazione di tutti è quella che sono un hippie coraggioso e che prende scelte inadatte al giorno d’oggi, insomma con il livello di sicurezza che la sanità ha raggiunto.
C’è da dire che un parto a casa inizia 9 mesi prima, quando la coppia deve voler iniziare un percorso di crescita, informazione, “studio”, consapevolezza e auto-analisi.
La donna decide di voler raggiungere l’obiettivo di riscoprirsi nella sua interezza e naturalità profonda, l’uomo deve sostenerla e tenere in mano lo specchio che le serva per guardarsi dentro e continuare con energia verso il suo obiettivo. Quello che viene visto all’esterno è solo il momento del parto, come se, inaspettatamente, ci si trova li con una piscina in casa e bisogna spingere…invece che tutto il percorso per arrivare a quel magico momento. Incolpiamo la società, la sanità, l’opinione pubblica, l’occidentalismo o chi vogliamo, fatto sta che la donna cresce in un’idea di dolore e paura di questo suo momento, invece di lasciarlo fluire come avvenimento logico e “scontato” della sua esistenza. A casa, due settimane fa, mi sono sentito veramente uomo, metà importante della coppia, e fragile davanti alla potenza di una donna che viveva il momento più importante della sua vita, accettandosi appieno, maturando in pochissimo tempo, diventando madre e protettrice di una creatura che grazie alle sue energie ha piano piano creato in 9 mesi. Donne, questo è un appello da parte mia: iniziate una crescita personale durante la vostra gravidanza, prendetevi il vostro tempo per ascoltare il vostro corpo, c’è sempre da imparare e scoprire. Ascoltate voi stesse prima che gli altri. Poi decidete. Uomini pure, questo è un appello: sostenete la vostra compagna sentendo sotto pelle l’energia potenziale e la magia di cui sono portatrici.

Davide