articolo tratto dal settimanale “Azione” del 1° ottobre 2012 – Leggi l’articolo originale su “Azione” 

Gravidanza – Ogni parto è un’esperienza unica che arricchisce, dona forza alla donna e andrebbe vissuta nella piena consapevolezza della vita che nasce.

«La nascita di un bambino è sempre un momento molto intenso ed emozionante: è la vita che si presenta almondo. In sala parto, quando la donna spinge, succede che tutti spingano insieme a lei e quando nasce il bambino non posso negare che tutti hanno gli occhi lucidi dalla gioia». Poche,ma eloquenti parole quelle della levatrice e terapista craniosacrale Giovanna Quadri (a sinistra nella foto a sinistra) dello Studio levatrici Le Diecilune (www.lediecilune.ch) di Lugano. La sua collega levatrice Anna Fossati (a destra nella foto a destra) conferma: «È vero: anche per noi il parto comporta un carico di emozioni molto intense, soprattutto quando abbiamo seguito tutta la gravidanza e abbiamo condiviso il percorso con la coppia. Nel travaglio e nel dolore fisiologico che lo accompagna si percepisce una carica di tensione e fatica, subito stemperata e appagata dalla nascita: c’è il primo respiro, quell’emozione di vedere finalmente il bambino seguito e immaginato per tutto il tempo della gravidanza. Poi ci sono le lacrime». Lacrime di benvenuto al culmine dei novemesi dell’attesa e della preparazione che abbiamo idealmente percorso insieme alle due levatrici.

Ci hanno accolte nel loro studio dove ricevono le mamme, proponendo loro svariati modi per affrontare la gravidanza, prepararsi al momento della nascita e aimesi  successivi della rimessa in forma e dell’allattamento che, ci ricorda Giovanna «è impegnativo e, perché possa funzionare bene, necessita sempre di un sostegno iniziale che un tempo era dato dalla famiglia allargata, dal vivere a contatto con mamme, nonne e zie che facevano la strada, mentre oggi, nell’individualismo sociale, la donna necessita di un accompagnamento che non la faccia sentire sola né nell’allattamento e neppure nei primi mesi di vita del piccolo». In queste parole percepiamo l’importanza del ruolo della levatrice che al giorno d’oggi sta tornando a essere un punto di riferimento importante per la coppia in attesa e Giovanna lo conferma: «Già a suo tempo la levatrice era il perno per la donna in gravidanza, fino agli anni ’50 quando il boom della medicalizzazione ha spostato il parto in ospedale e la donna si è appoggiata maggiormente al ginecologo, mentre la levatrice aveva assunto un ruolo di infermiera addetta alla sala parto».Oggi, alla levatrice si è restituito il ruolo di seguire la coppia nei corsi di preparazione al parto, rendersi disponibile per i parti e recarsi a domicilio dopo la nascita: una continuità che serve alle donne stesse come punto di riferimento, favorisce il contatto con le altre mamme e gli scambi nella meravigliosa esperienza di avere un bambino e crescerlo. «Sono proprio questi i contatti importanti nel rapporto con la figura della levatrice, mentre il ginecologo si assume tutta la parte strettamente medica: esami, controlli, ecografie e prosieguo clinico della gravidanza».

Giovanna e Anna offrono accompagnamento e, insieme alla preparazione classica al parto, propongono altre opzioni: «A livello del tutto personalizzato alle esigenze di ciascuna coppia offriamo pure consultazioni di haptonomia (ndr: metodo atto a creare un contatto più profondo fra genitori e nascituro) e terapia cranio-sacrale, solo per fare qualche esempio».

Tra le aspettative dei futuri genitori in relazione agli incontri di preparazione al parto, c’è il desiderio di «avere gli strumenti per affrontare il travaglio. Inoltre esprimono la paura del dolore del parto», raccontaGiovanna che ci introduce lungo un’interessante riflessione sul dolore del parto: «È importante dare alle donne gli strumenti per comprendere il senso del dolore del travaglio: è un segnale che vuole renderci presenti nel corpo, consapevoli di quanto stiamo facendo». E porta ad esempio il mettere lamano su una placca calda: «Succede che lamano, per proteggersi, si ritira». Dunque il dolore è il segnale che ci induce a comportarci nel modo più opportuno: «Mentre si partorisce bisogna essere consapevoli di quanto sta succedendo: seguendo il dolore che prova, la donna si muove e si sposta per sopportarlomeglio e così facendo aiuta il bambino a uscire dal canale del parto». La levatrice sottolinea anche la «presenza emotiva» legata al corpo: «Sentire il fisiologico dolore del parto, e avere strumenti e libertà dimovimento per farvi fronte, conduce anche a una maggiore presenza con il bambino che a sua volta, non dimentichiamolo, sta vivendo lo stesso travaglio: si è in due a partorire, perché anche il bambino deve sforzarsi per nascere».

Quel dolore unisce dunque madre e figlio, spingendoli a un parto più consapevole, laddove questo è possibile. L’anestesia epidurale «è comunque uno strumento utile laddove è necessario usarla o quando viene richiesta». Il parto naturale e fisiologico ci conduce al pensiero del parto a casa, che oggi viene richiesto da un discreto numero di donne e Anna Fossati lo conferma: «In Ticino assistiamo a un aumento di richieste,ma questo è possibile solo a condizione che si tratti di un parto del tutto fisiologico e naturale, che non vi siano stati precedenti parti cesarei e che la distanza dall’ospedale, in caso di complicazioni, non superi la mezz’ora d’auto». Dunque piace l’idea dell’ambiente domestico: «È conosciuto e intimo, premette di partorire in tranquillità, di muoversi come si desidera, di venire sorvegliate dalla levatrice a garanzia che tutto funzioni per il meglio». Anna ha assistito a diversi parti a domicilio e conferma che «a casa la donna si sente libera di muoversi, è maggiormente consapevole delle fasi del parto che affronta più attivamente: gestisce contrazione e dolore, cambia posizione per sopportarlo meglio e favorisce il momento della nascita». La gestione di piccole urgenze è comunque assicurata dalla competenza della levatrice: «Siamo pronte ad affrontare semplici situazioni d’emergenza, abbiamo il materiale per aiutare il bebé a respirare, per fermare un eventuale sanguinamento nella mamma, controlliamo il battito cardiaco del bimbo, la posizione della testolina e, al minimo dubbio, siamo pronte per recarci in ospedale». Così: «Tra le spinte e i “non ce la faccio più”, a un tratto tutto cambia: è il momento della nascita!»